Il Tosco l’ha vista così BFC-PARMA

Scritto dail 14 Maggio 2019

Il Tosco l’ha vista così:

È certo che durante l’intervallo Mihajlovic riesca a trovare i modi per spiegare alla squadra come venire a capo delle partite bloccate, perché il Bologna rientra in campo spesso cambiato: non nel piglio, quello c’è dall’inizio delle partite, non nella disposizione tattica, quella è la stessa dalla prima partita della sua gestione ma proprio nella diversità delle giocate, nella ostinazione del palleggio ad uno, massimo due tocchi, nella ricerca dell’uomo in verticale con palloni mossi in profondità dopo scambi ravvicinati.
È successo contro il Chievo, è successo contro l’Empoli ed infine ieri, dove il Parma è stato asfaltato, triturato da un Bologna superiore in tutto ancora nella ripresa.

Il primo tempo aveva visto un’iniziale dominio rossoblu, figlio delle mancate chiusure dei ducali che infatti, dopo aver preso le misure hanno concesso molto meno.
Il Bologna ha faticato a trovare giocate importanti dal decimo minuto in poi, ma nel secondo tempo è stato un monologo.

In conferenza stampa l’allenatore serbo ha dichiarato che c’erano un po’ di problemi sulle marcature preventive dedicate a Gervinho, che andava controllato di reparto dai tre centrali piuttosto che da Krejici, il quale stringeva troppo non dando ampiezza sulla sinistra.
Per il resto erano troppi i tocchi di chi palleggiava e poca la profondità ricercata.

Nella ripresa i miglioramenti sono nati da lì: giocate rapide e in profondità, il gol di Orsolini ne è la riprova, con Dzemaili che riesce a toccare per liberare il numero sette rossoblu con un tocco solo in un fazzoletto di area avversaria.

Trovata la chiave per aprire la cassaforte il Bologna si è preso tutto il bottino riempiendo la sporta di gol.
Bene tutti i nostri con una nota di merito a Pulgar che ha imperato in mezzo al campo.

Nota a margine, visti i tanti messaggi arrivati in radio di tifosi più preoccupati per il futuro che festosi per la vittoria ( della serie, come rovinarsi la vita sempre….).
Non so chi rimarrà e chi se ne andrà, allenatore, dirigenti o calciatori.
Non sono per gli innamoramenti: Donadoni, al subentro, fece trenta punti in diciotto partite (prima delle ultime dieci in cui ne fece solo sei), Mihajlovic ne ha fatti ventisei in quindici, diciamo quindi percorsi simili, ma non nel gioco, lì non c’è storia.
Il sottoscritto non è mai stato innamorato di Donadoni così come non lo sono ora di Mihajlovic: non mi innamoro di nessuno allenatore, ne ho visti troppi ormai, da Gustavo Giagnoni ad oggi fate il conto voi.
Ma di una cosa sono certo:
gli allenatori devono guidare delle macchine costruite da una direzione sportiva, a loro spetta semmai aggiungere gli optional e farle correre al meglio.
Ma il modello base lo deve costruire la società!
Se così non fosse si ricadrebbe in antichi errori.
Mai “demandare” ad un allenatore la direzione tecnica di una squadra, mai, anche se si chiama Sinisa Mihajlovic.

Avverto già l’obiezione: e dovrebbero essere questi dirigenti a costruire la macchina base?
La risposta immagino per nulla scontata per me invece lo è:
perché fino ad oggi chi lo ha fatto? Io? Voi? Chi altri?

Lasciamo che sia Saputo a decidere, a bocce ferme, tenendo debitamente conto di quanto successo, non negli ultimi TRE MESI ma nei suoi primi QUATTRO ANNI.
La risposta è lì.

Tosco madeinbo radio 1909


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