Moduli fluidi: dove sta andando il calcio?

Scritto dail 14 Marzo 2019

Moduli fluidi: dove sta andando il calcio?

Abbiamo negli occhi la partita di ieri sera in cui Allegri ha presentato quella che, solo in apparenza, è stata la chiave di volta per destabilizzare tatticamente l’apparato difensivo dell’Atletico: la posizione di Emre Can.
Interno destro di centrocampo ma anche centrale di destra difensivo, con la conseguente risalita del campo di Cancelo (opportunamente coperto dallo stesso Can), che offriva così molta ampiezza di campo su cui appoggiarsi, potendo far “ballare” Bernardeschi in posizioni intermedie, difficili da leggere e fastidiose per chi trova compattezza nel restringimento degli spazi e nei conseguenti raddoppi di marcatura, come la squadra di Madrid.

Immagino che molti diranno che la partita l’ha vinta da solo Cristiano Ronaldo; bene allora non continuate a leggere, se invece credete che i presupposti per rendere decisivi i calciatori più efficaci, un allenatore li deve preparare anticipatamente, bene allora continuate pure la lettura (nessun calciatore vince le partite da solo).

Allegri ha stravinto la partita attraverso un atteggiamento molto “ritmato”, una squadra tambureggiante e grazie anche alla “finezza” tattica di cui sopra, ha provocato una sorta di choc tattico davanti al quale, Simeone, ha assistito impietrito, senza saper apportare le necessarie modifiche.

Cosa ha fatto alla fine dei conti il tecnico dei bianconeri?

Ha creato un modulo ” fluido”, è uscito da quello che è lo spartito di uno schema applicato pedissequamente.
Nessuna novità dell’ultima ora, solo un’ulteriore riprova che il calcio muta in continuazione e che oggi, gli allenatori più evoluti, si adeguano e apportano correttivi utili per vincere partite altrimenti complicate: troppo forti le contromisure, a tutti i livelli, che i contendenti apportano e allora, la necessità di essere diversi da come gli avversari ci hanno studiato, da ciò che si aspettano da noi, diventa fondamentale.

De Zerbi, Ancelotti, Spalletti, Pioli solo per fare alcuni nomi, difficilmente presentano squadre simili tatticamente da una partita all’altra e anche durante la stessa gara, fanno una fase offensiva diversa dalla difensiva.

Variano non solo uomini ma anche la “fotografia” tattica della squadra, così come gli undici che scendono in campo attaccano in un modo ma difendono in altra maniera.
Un esempio? Il nostro Bologna.
Quando si distende in avanti, Djks sale sempre ad occupare la fascia sinistra mentre, dal lato opposto, non fa la stessa cosa Mbaye, cosa vuol dire?
Vuol dire che Sinisa ha pensato di attaccare con le fasce occupate da due esterni che partono però da posizioni diverse, uno più “basso” (Djks), uno più avanzato (Orsolini), ma che alla fine producono quello che di fatto è un 3 4 3 con gli interni sfalsati:

Mbaye Danilo Lyanco

Orsolini Pulgar Djks

Dzemaili

Soriano Palacio Sansone

(non sforzatevi a leggere questo schieramento in altra maniera: è solo un modo per rendere attraverso lo scritto ciò che è poi dinamico sul campo!)

La fase difensiva invece necessità del rientro di Djks nella linea dei quattro, così come nel ricompattarsi del centrocampo con Orsolini e Sansone, mentre Soriano e Palacio restano alti per disturbare la costruzione bassa avversaria:

Mbaye Danilo Lyanco Djks

Orso Pulgar Dzemaili Sansone

Soriano Palacio

Ma come amano dire sempre (sempre! ci sarà un motivo…) gli allenatori, l’identità di una squadra si definisce dai princìpi di gioco adottati e non più dal modulo scelto: può essere più offensivo un 3 5 1 1 piuttosto di un 4 3 3….
Se il Bologna interpretasse le partite diversamente per atteggiamento, coraggio, dedizione, corsa ecc…i correttivi tattici di Mihajlovic sarebbero del tutto inutili.
I ruoli ai quali sono stati relegati i giocatori del Bologna non sono più semplicemente delle posizioni da occupare sul campo, ma sono funzionali ai princìpi del calcio di (oggi) di Sinisa.

La novità delle ultime due stagioni quindi si riassume in questo: non esistono più squadre che si schierano con un modulo, ma sono i calciatori che danno le interpretazioni richieste a seconda delle esigenze contingenti.
Si è arrivati ad un compromesso tra la propria identità di gioco, quella degli avversari e alle contingenze del momento.
Tutto molto “fluido”!
Forse, stiamo uscendo dagli schemi e stiamo scoprendo l’utilità di giocatori capaci di avere più funzioni in campo, di calciatori che sanno fare tante cose.

Tosco madeinbo radio 1909


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