Come e in cosa è cambiato il Bologna.

Scritto dail 25 Febbraio 2019

Come e in cosa è cambiato il Bologna.

Questo mio articolo, lungi dall’essere una accusa nei confronti di quanto di sbagliato possono aver fatto Inzaghi o Donadoni rispetto a quanto di buono stia facendo Mihajlovic in termini di qualità del gioco (i punti sono altra cosa), per cui vi pregherei, negli eventuali commenti, di non offendere i precedenti allenatori, che al netto degli errori, credo abbiano tentato di fare del loro meglio, così come i dirigenti, rei di non aver sostituito prima Inzaghi o Donadoni.

Vorrei portare il livello della discussione su aspetti prettamente calcistici, se proprio la fame di gogna vi attanaglia fatelo altrove.
Ve lo chiedo per rispetto del mio lavoro che, altrimenti, vedrei svilito dai soliti commenti.

Avendo spiegato in più di una occasione la differenza tra calcio reattivo e calcio proattivo (chi non avesse letto i miei articoli precedenti lo può fare scorrendo il menu), comincerei nel prendere in considerazione un aspetto da molti trascurato ma per il sottoscritto fondamentale.

Gli allenatori, quasi tutti, partono dalla fase difensiva per costruire quella offensiva.
Preparando una certa fase di non possesso, lasciano poi alla organizzazione conseguenziale alla riconquista dello stesso un certo tipo di manovra, condizionata dalle scalate o dal posizionamento richiesto ai singoli.
Per spiegare meglio: la richiesta di sacrificio ad esempio degli esterni alti come faceva Donadoni, o delle mezzeali nel caso di Inzaghi, condizionano poi necessariamente le prestazioni degli stessi quando si rientra in possesso, così da lasciare la fase di attacco spesso all’inventiva e alla fatalità.

Il primo Mihajlovic, visto proprio a Bologna dieci anni fa era un tipo di allenatore così: ricorderete quel Bologna, sistemato su due linee molto strette, tentare di chiudere tutti i varchi agli avversari, lasciando alle ripartenze ed alla vena realizzativa di Di Vaio la responsabilità della fase offensiva.

Oggi, invece, stiamo assistendo ad una metamorfosi nella espressione del gioco del tecnico serbo, ribaltando di fatto il concetto precedente: è la fase di attacco che prepara quella difensiva.

Oggi vediamo una squadra che attacca in maniera molto ordinata, tanto da rendere poi, di conseguenza, più facile il posizionamento difensivo.
Mantenendo l’assetto più alto (non i famosi venti metri, utopia, diciamo una decina a star larghi), attuando marcature preventive non esageratamente esasperate (in quello è maestro Gasperini, con annessi e connessi), il Bologna recupera palla in zona di campo più avanzate rispetto non solo al recente passato, ma anche alla gestione donadoniana e riesce a ribaltarsi in avanti con più uomini e con maggior vigoria, avendo meno metri da percorrere per arrivare in zona tiro.

Anche all’inizio dell’azione, in quella che è manovra da dietro, nel nuovo ciclo è cambiato tutto.
Si parte da basso, anche da Skorupski, che solo se obbligato calcia lungo, altrimenti cerca un appoggio sui primi compagni liberi e da lì imbastire azioni che hanno linee di gioco semplici e pratiche.

La risalita del campo avviene quasi sempre con passaggi corti, che portano ad un possesso “pulito” e prudente, dove il calciatore che è in possesso di palla “assorbe” volontariamente il pressing avversario, per poter così scaricare ad un compagno che si è preventivamente smarcato in “zona luce”, poi via sul terzo uomo, trovando una porzione di campo meno intasata di avversari.

Raramente si vedono due passaggi simili, cioè due passaggi che arrivano o vanno nella stessa direzione.
Spesso il Bologna di oggi, gioca un pallone in avanti medio e poi subito un appoggio corto dietro, per poi allargare o allungare, e così via.
Sempre passaggi diversi per gittata e direzione.

L’importanza di ciò è nel far muovere la fase difensiva avversaria non solo lateralmente ma anche verticalmente, così da rendere più difficile il mantenimento delle giuste distanze tra i reparti e poter così trovare compagni libere fra le linee (la posizione di Soriano ad esempio viene esaltata da questo tipo di gioco, così come quella di Palacio);
l’azione che porta al gol contro il Genoa ne è stata la sublimazione: 21 passaggi dal rinvio del portiere avversario, con il pallone che passa da sinistra (Danilo-Poli) a destra ( Mbaye- Edera) passando da Skorupski, poi attraverso il centrocampo (scambi ravvicinati sull’asse Pulgar-Palacio-Soriano), di nuovo a sinistra (Poli-Palacio-Mattiello) ed infine palla sopra la linea difensiva per la testa di Destro.

Le nuove linee di gioco divevo, prevedono un possesso palla pulito, al netto delle qualità dei singoli, che però, come avrete certamente notato, hanno notevolmente migliorato le loro performance: giocatori come Poli, Pulgar, Danilo (solo per citare alcuni fra quelli che hanno tratto più beneficio dalla nuova manovra), non è che prima non fossero in grado di giocare questo tipo di calcio ma, adesso, trovano più facilmente un compagno libero con il quale fraseggiare, duettare e anche la risalita palla al piede è meno convulsa, più ponderata, perché fatta su porzioni di campo meno ampie e in controllo cognitivo: tutti sanno come e dove muoversi.

Il nuovo Mihajlovic è questo: meno irruento, più riflessivo e questo cambio di mentalità lo sta portando a diventare quell’ allenatore negli ultimi tempi, spesso citato come esempio da Sarri.
Infatti, per certi aspetti, tenendo in considerazione la diversità degli organici a disposizione, Sinisa si è avvicinato al calcio del tecnico attualmente al Chelsea.
Difesa alta, aggressione costante, palleggio medio-corto ravvicinato, aumento del numero dei passaggi e così via.

Tosco Madeinbo Radio 1909

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