Parole salvifiche.

Scritto dail 16 Gennaio 2019

Parole salvifiche.
Lunedì sera durante la trasmissione ” Il pallone nel sette” l’ex calciatore Fabio Bazzani, ha affermato che non contano tanto i moduli ma conta a che altezza decidi di difendere e che solo partendo da quel presupposto poi i moduli in oggetto, possono essere presi in considerazione ed essere motivo di critica ed analisi.
Niente di originale se non fosse che Bazzani, di professione, fa l’ allenatore e più precisamente il “tattico”,  cioè uno del mestiere.
Tra l’altro questo concetto è ripetuto come un mantra da tutti, dico tutti gli allenatori quando interpellati in proposito.
Escludendo che la categoria si sia messa d’accordo per sbeffeggiare i poveretti che li intervistano, non vi viene da pensare che la cosa possa essere vera?
Avendo partecipato ai vari corsi di aggiornamento che la categoria riserva ai patentati, se anche non mi fosse entrato in testa, vi posso garantire che sarebbe impossibile non concordare, altrimenti a quei corsi non avrei nemmeno capito di cosa stessero discutendo e cosa mi stessero insegnando.
La preparazione di una partita,  si concentra su quale altezza si intende portare la prima linea di pressione e che tipo di pressione appunto portare:  ultraoffensiva, offensiva, orientata, di densità nella metà campo o solo sotto la linea del pallone, per arrivare così al recupero del possesso.
Come avete notato nessun numero, solo a che altezza decidere di difendere; da lì comincia il calcio che si intende proporre,  se di transizione ( reattivo) o di attacco posizionale (proattivo) e di conseguenza quanti giocatori portare oltre la linea della palla ( quindi 3 3 oppure 3 1 2 o ancora 4 2 ecc…).
Attendo con ansia una prossima intervista in cui il buon Bazzani ci illuminerà anche sul fatto che parlare di ” registi ” nel calcio di oggi è come parlare ancora del ” libero”: c’è voluto tempo per scardinare questo antico ruolo; chi lo pronuncia ancora ormai  ha più di ottant’anni e con tutto il rispetto è un filino fuori tempo, fuori tema, fuori luogo, fuori insomma e vedrete che fra un po’ nessuno più ciancerà di registi o ruoli similari; in un calcio che ormai si gioca in un fazzoletto di campo e dove in pratica si fanno tanti ” torelli “, per uscire dalla pressione avversaria il regista diventa chi riceve fuori dallo “spazio di ingaggio” e cambia il tempo all’azione di attacco e il più delle volte il calciatore che lo fa, non è un centrocampista.
Per fare un esempio: nella Spal, nostro prossimo avversario, il calciatore che cambia modalità di giocata è spesso Lazzari, che decide se cambiare appunto passo ed attaccare in transizione, oppure attendere per salire di squadra, oppure forzare la giocata per creare poi superiorità numerica (come Giaccherini nel Bologna del primo Donadoni), decide insooma i tempi di gioco più di Schiattarella che, nell’immaginario, sembrerebbe ricoprire il ruolo ipotetico di regista.
In realtà il giocatore campano è un equilibratore del centrocampo, utilissimo nella fase di non possesso ma assolutamente marginale per la fase di attacco, quando il suo utilizzo è quello di muovere il pallone verso il compagno più vicino.
Sarà un caso, ma la parola regista non viene praticamente più usata dagli allenatori e sarà lunga la strada per togliere dalla testa antichi preconcetti soprattutto a chi, anche solo per pigrizia, non si documenta e per presunzione, si trincera dietro ad arcaiche convinzioni superate dall’evidenza, come fu appunto per il libero, ma arriverà anche quel giorno, arriverà.
Spero solo di essere ancora al mondo….
https://youtu.be/FiOGrgHJfWo
Tosco Madeinbo Radio 1909
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Opinioni dei lettori
  1. Sergio Filice   il   17 Gennaio 2019 alle 13:02

    Grazie Davvero!,per uno come me che va al stadio da 50 anni,ma di tattiche e altro non disquisisce: Ci voleva.GRANDE TOSCO!

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