Possesso palla e altro, facciamo un po’ di chiarezza.

Scritto dail 8 Novembre 2018

Possesso palla e altro, facciamo un po’ di chiarezza.

Ricordate la conferenza stampa di presentazione di Inzaghi quando, ad una domanda se preferisse il gioco di Sarri o quello di Allegri, Pippo rispose, preferisco il calcio pratico di Simeone?
Ieri sera nella partita di C.L, Atletico Madrid contro Borussia Dortmund, i padroni di casa col 31% di possesso, 342 passaggi eseguiti con il 75% di precisione, hanno prodotto 15 tiri battendo 2 a 0 i tedeschi che di contro, nonostante il 69% di possesso, 763 passaggi eseguiti con l’87% di percentuale di riuscita, hanno prodotto solo 3 tiri in porta e 0 gol.
La percentuale più bassa nella precisione dei passaggi degli spagnoli è evidentemente data dal fatto che quando si verticalizza la probabilità di riuscita di un passaggio è decisamente inferiore rispetto al giropalla orizzontale fatto magari nella propria metà campo ( questo naturalmente vale anche per le altre squadre che decidono un calcio così, Bologna compreso).

Siamo quindi davanti ad una circostanza che riguarda solo l’Atletico, ad una nuova tendenza o al classico caso più unico che raro?
Probabilmente a nessuna delle tre opzioni ma, più semplicemente, al fatto che il possesso preso a sé stante non dice niente, soprattutto se, la squadra che gestisce il pallone più a lungo, non sa poi cosa farsene dello stesso o meglio ha difficoltà contro sistemi difensivi ben organizzati.
Diversamente l’Atletico, come da tempo sta facendo Simeone, quando entra in possesso della palla ha idee molto chiare: immediata verticalizzazione saltando o limitando la fase di costruzione bassa arrivando nel più breve tempo possibile in zona tiro, bypassando la zona di rifinitura con uno o due passaggi al massimo (ripeto per chi magari non mi ha seguito nel tempo: la zona di rifinitura non è più considerata quella parte di campo appena fuori l’area avversaria, ma nel calcio di oggi è da considerarsi già in zona mediana, cioè si può rifinire un passaggio per una azione gol già nella propria metà campo o immediatamente oltre, trovandosi spesso le difese avversarie alte).

Qualche affinità, nel gioco di Inzaghi si vede, al netto della differenza degli interpreti, compensata comunque dalle rispettive competizioni.
Vero è che con i giocatori che ha l’Atletico, questi concetti possono svilupparsi meglio, ma è altrettanto vero che il Bologna deve confrontarsi in competizioni meno difficili e quindi contro avversari meno importanti, a parte le big del campionato italiano.

Discorso analogo sull’utilità o meno di un possesso prolungato, si può fare anche per la fase difensiva e per il famoso numero di giocatori nella propria metà campo.
Ormai non esiste squadra che non abbassi tutti i calciatori sotto la famigerata linea della palla.
Sfido trovare squadre che in normalità (cioè situazioni non disperate o superiorità numerica data da espulsioni di avversari) lasciano anche un solo uomo oltre linea palla, nel momento in cui gli avversari manovrano: nel calcio di oggi lasciare anche un solo giocatore libero nella propria metà campo vuol dire esporsi a probabili superiorità numeriche letali.

Semmai, per giudicare l’atteggiamento di una squadra, molto dipende a che altezza si decide di alzare la difesa.
Sarri, quando arrivò al Napoli, la prima mossa che fece fu quella di alzare la coppia centrale Koulibaly-Albiol, che tante critiche aveva subito nella gestione Benitez, portandola quasi a metà campo in fase di possesso per ritrovarla alta ed aggressiva appena perso palla.
Da lì nasceva il recupero alto e immediato del pallone.
I successi targati Sarri erano proprio dovuti anche a ciò e al conseguente attacco fatto di tanti tocchi ravvicinati degli azzurri nelle metà campo avversarie in modo continuo e asfissiante che ti porta poi all’errore di letture situazionali anche semplici (pensare all’asse Insigne- lancio-Callejon-gol, ci sono cascati più o meno tutti).

Allegri invece non ama alzare così la propria linea difensiva perché preferisce un recupero più basso del pallone, per potere avere poi più campo a disposizione dove distendersi, sfruttando giocatori forti nella risalita del campo palla al piede, altri bravi nell’uno contro uno.
Quindi il baricentro di Allegri è volutamente più basso di quello di Sarri, per una scelta strategica.

Riguardo il nostro Bologna, nella gestione Donadoni dati alla mano, il baricentro mediamente era simile a quello di quest’anno, mentre la squadra riusciva a stare più corta, cioè dall’ultimo difensore al primo attaccante stava di solito tra i 25 e i 28 metri.
Inzaghi invece preferisce abbassare i tre centrocampisti quasi a ridosso della linea difensiva, ma i due attaccanti una volta saltati dal palleggio avversario rimangono più alti, pronti per ricevere un pallone lungo e/o alto dalle retrovie, per “lavorarlo” appoggiandosi al centrocampo cercando poi la verticalizzazione e solo come seconda opzione l’ampiezza sui quinti di centrocampo.
Così facendo, la squadra di Inzaghi risulta essere volutamente più lunga, seppure schierata mediamente all’altezza di quella dell’anno scorso (quindi non più bassa), per avere più spazi intermedi dove trovare le giocate, soorattutto degli interni, che non a caso sono poi quelli maggiormente criticati in questa fase di campionato perché accusati di non essere adatti al gioco di Inzaghi
magari ci vorrà ancora un po’ di tempo, oppure quelli più adatti li abbiamo già in casa e si chiamano Svanberg e Donsah).

Immagino quanti di voi avranno esempi da portare in contraddizione a ciò che ho appena scritto, il calcio è poi bello perché si presta a varie argomentazioni, ma cercando di non essere particolarmente lungo per non togliere interesse all’articolo spero di essere stato abbastanza chiaro da stimolare una dibattito finalmente calcistico e non fazioso.

Tosco Madeinbo Radio 1909

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