I becchini.

Scritto dail 7 Novembre 2018

I becchini.

In ogni redazione che si rispetti (un eufemismo, naturalmente) esiste la figura del giornalista becchino, quello cioè che non appena le cose paiono andar male, arrivano al capezzale del morituro – e con la più classica delle posture, sguardo bieco, spalle ricurve, mani che si sfregano l’un l’altra- pronti a mettere i chiodi sulla bara dell’agonizzante, che però non è già cadavere, ma non conta – “tanto a noi che ci frega se poi non muore davvero, il nostro è uno sporco lavoro e qualcuno deve pur farlo”- loro appunto si fanno trovare pronti.

Ecco allora che le redazioni scelgono quei profili capaci di ricoprire al meglio questa triste mansione, che non si addice mica a tutti, ci vuole il fisico!

La Repubblica piazza un duo inarrivabile, Baccolini-Monari. Sono il non plus ultra per svolgere tale mansione, necrologisti e intervistatori di vecchi arnesi in disuso, che vivono solo di ricordi di un passato tra l’altro orrendo quanto e più del presente (che bello ricordare gli antichi fasti degli ultimi quarantanni tra serie C, B, qualche fallimento, penalizzazioni e un paio di partecipazioni alla uefa, un po’ casuali in quel panorama lì).

Anche il Corriere di Bologna piazza un colpo da novanta con il sempre solerte Labanti che pur parlando raramente del Bologna calcio quando lo fa, non ha nulla da invidiare alla coppia sopra elencata.
Racconta sempre e solo di come nel Bologna siano tutti degli incapaci naturalmente dopo una sconfitta, comoda è?
In quanto alle sue capacità analitiche calcistiche, insomma, vedi perizia estiva su Santander, mentre nel basket, suo teorico core business, lascio perdere che è meglio.

Il Resto del Carlino, sempre un pochino sfumato, ha deciso di dividersi tra il direttore Caniato e Rabotti e ogni tanto, una pietra così a random la lanciano contro il moribondo, tanto da poter dire al momento opportuno: “cazzo, c’eravamo anche noi a lapidarlo!”

Ed infine per ultimi, ma solo perché i migliori per distacco, fuori categoria, quelli di Stadio, che non hanno un vero becchino designato, ma sono proprio un’agenzia di pompe funebri.
Negli ultimi tempi hanno sfoderato una formazione da Guinness: Bartolozzi, strenuo e malinconico difensore dei fasti Guaraldiani, Beneforti retroscenista di storielle e che solo lui sa comesifacalcio, Zara che attraverso la conformazione dei calciatori e delle loro espressioni capisce il valore degli stessi, in una sorta di nemesi lombrosiana, e poi il numero uno per distacco, il decano Civolani, che per sua stessa ammissione ‘chi ha fiducia, nella vita, è un poveretto’.

Ecco, questi personaggi vivono solo raccontando le sventure del povero agonizzante (sentendo loro) Bologna e se in qualche momento il moribondo da segnali di guarigione, via subito ad intervistare qualcuno che ci ricorda che persino con Guaraldi facemmo 51 punti.
Della serie, si stava meglio quando si stava peggio.
Potrebbero fare altro?

Tosco MadeinboRadio1909


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