L’ ATALANTA

Scritto dail 9 marzo 2018

L’Atalanta.

Sfatiamo un mito: l’Atalanta dei giovani è un falso storico.
I giovani li crescono e poi li vendono appena ritengono opportuno farlo, come fanno tutti.
Basta guardare la formazione e di giovani ne giocano pochi, del loro settore giovanile ne gioca uno solo, Caldara, tra l’altro già venduto alla Juve ( vassallaggio! come direbbe qualcuno a Bologna ) e i punti di forza della squadra sono giocatori nel pieno della maturità come Gomez e Ilicic.
I giovani come Cristante e Petagna vengono dal settore giovanile del Milan, altri sono stranieri cresciuti nella rispettive nazioni.

Questa premessa serve per far comprendere che a volte si creano falsi miti difficili da cancellare, senza nulla togliere al settore giovanile della Atalanta appunto, che è in assoluto, tra i più produttivi del panorama calcistico italiano.

Quindi la squadra nerazzurra, vera rivelazione dell’ultimo biennio, vive di un giusto mix di calciatori esperti, oltre ai già citati, si possono aggiungere Masiello, Toloi e altri ancora relativamente giovani come Spinazzola (anche lui già della Juve, rivassallaggio?), Hatebour, De Roon, Freuler, magistralmente miscelati da Gasperini, vero artefice di quello, che a mio avviso, è un vero crac calcistico (un crac che potrebbe non ripetersi in altri contesti).

Vi ricordate come stavano combinati, esattamente 24 mesi fa, con Reja in panchina e una serie di giocatori a fine corsa o giù di lì, come Diamanti, Pinilla, Boriello, Paletta, Cigarini, Raimondi, Stendardo ecc…?
Fecero un campionato modestissimo, al limite della zona salvezza, ma in panchina sedevano Gagliardini, Grassi, Freuler, Conti solo che non venivano utilizzati, perché l’allora guida tecnica gli preferiva calciatori più esperti.
Vi ricorda qualcuno?

Adesso sono una roba da stropicciarsi gli occhi quando giocano: corti, alti, aggressivi, con marcature preventive che ti tolgono il fiato e quando recuperano palla sono micidiali per amoiezza e profondità, per la continua ricerca dell’uomo libero in verticale, o dell’uomo che si sovrappone da dietro.
In più hanno grande capacità realizzativa nei calci piazzati, che permette loro di sbloccare partite altrimenti complicate, frutto del tanto lavoro che normalmente Gasperini fa svolgere alla squadra.

Non esiste una vera fase difensiva e offensiva dell’Atalanta, ma esiste una interpretazione totalizzante delle due fasi: difendono in modo tale, che quando ripartono sono già schierati pronti per ripartire e attaccano accorciando e andando a prendere gli avversari preventivamente, appunto, lì dove sanno che potrebbero finire gli sbocchi della manovra.

Questo si chiama calcio corale,
che al netto di chi lo attua, fatto salvo le debite proporzioni, permette di avere protagonisti intercambiabili, mantenendo alto il livello competitivo.

Gli esempi di Gagliardini ceduto e rimpiazzato da Cristante ( panchinaro a Pescara), di Kessie ceduto e rimpiazzato dal suo panchinaro Freuler, di Conti rimpiazzato dal suo panchinaro Hatebour, dimostrano la intercambiabilita’ dei singoli in favore del gruppo.

Concetti a noi purtroppo sconosciuti, anche e sopratutto dalla critica e dall’ambiente che continuano, invece, a chiedere bulimicamente calciatori nuovi e non nuove idee, più programmazione e, magari più lavoro.

Concludo solo dicendo che il campo a volte enfatizza i problemi o li nasconde.
Decidete voi quanto, il lavoro di Gasperini, ha esaltato l’ambiente Atalanta, dopando praticamente tutto: la proprietà, la dirigenza, il valore dei calciatori e persino la tifoseria, sempre molto attaccata ai colori nerazzurri, ma anche loro erano incazzati da bestia due anni fa e il malcontento era diffuso.
Poi è arrivato Gasperini ed è cominciata un’altra storia.

Tosco
Madeinbo
Radio 1909

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